Un anno di Rete Stroke metropolitana: oltre 350 i cittadini salvati da gravi disabilità

Ad un anno dall’avvio della rinnovata Rete Stroke metropolitana, i risultati positivi non si sono fatti attendere.

La maggiore efficacia della nuova Rete, attiva dal 6 novembre 2017, è testimoniata, infatti, dai 356 pazienti sottoposti a trattamenti di riperfusione – 243 trombolisi endovenose, 68 trombectomie primarie e 45 trattamenti doppi (trombolisi più trombectomia) – utili a sciogliere il trombo che ostruisce l’arteria cerebrale interessata.

Trattamenti che, eseguiti tempestivamente, hanno scongiurato gravi disabilità e, in alcuni casi, anche la morte della persona colpita da Stroke.

La presentazione dei dati, avvenuta il 20 dicembre in conferenza stampa all’Ospedale Maggiore di Bologna, a poco più di un anno dall’attivazione della nuova Rete, è stata anche l’occasione per presentare Andrea Zini, neo direttore della Neurologia dell’Ospedale Maggiore e della Rete Stroke metropolitana.

Reggiano, 42 anni, Zini vanta un prestigioso curriculum nel campo delle patologie neurologiche e dello stroke, ed è tra i protagonisti dello sviluppo della Stroke Unit dell’Azienda Usl di Modena, oggi tra i principali centri di eccellenza italiani ed europei, per la cura dell’ictus.

Un anno di Rete Stroke metropolitana
Numeri in crescita, sia per quanto riguarda le attività svolte in questo primo anno nell’ambito della Rete Stroke metropolitana, sia per l’efficacia delle stesse. In particolare, trend positivi si registrano nel dato relativo alle procedure di trombectomia, più che raddoppiate in un anno, e addirittura quintuplicate rispetto al 2016.

Nel dettaglio, all’Ospedale Maggiore, sede Hub della Rete Stroke, sono state 113 le trombectomie (tra primarie e doppi trattamenti) eseguite sino a novembre 2018, contro le 52 del 2017 e le 26 del 2016.

Il 67% delle persone trattate con trombectomia, a tre mesi dall’intervento presentava esiti moderati di disabilità o nessun esito.
Ad un anno dall’attivazione della Rete Stroke metropolitana, i pazienti centralizzati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore sono stati 1.744, una media di 33 alla settimana, l’88% dei quali portato dal 118.

Vedo riconosco chiamo
Ogni anno, in Italia, circa 200 mila persone sono vittime dell’ictus, circa 7 mila delle quali in Emilia Romagna, 1.800 nella provincia di Bologna.

Riconoscere i sintomi e chiamare rapidamente il 118 sono le prime cose da fare, fondamentali per affrontare efficacemente un episodio di stroke. Sciogliere o rimuovere prima possibile il trombo che ostruisce l’arteria cerebrale interessata, evita infatti gravi disabilità o la morte.
Sono i temi al centro della campagna della Regione Emilia Romagna, Ictus: Vedo Riconosco Chiamo, in collaborazione con  A.LI.Ce Emilia-Romagna.

I principali sintomi dell’ictus sono rapida perdita di forza in un braccio o in una gamba, bocca storta, improvvise difficoltà nella vista e nel parlare.
Gli operatori della Centrale Operativa 118 Emilia Est sanno individuare un paziente con potenziale ictus, grazie ad un protocollo specifico che prevede l’utilizzo di una scala ad hoc (Cincinnati Pre-Hospital Scale) attraverso poche semplici domande, ed attivare così il percorso più tempestivo che dal luogo dell’evento si conclude al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, se il paziente è candidabile alle terapie di riperfusione (trombolisi e/o trombectomia).

Se non è candidabile, invece, il paziente viene trasportato al Pronto Soccorso di uno degli ospedali che compongono la Rete Stroke metropolitana: Policlinico di S. Orsola, Ospedali di Bentivoglio, Porretta Terme e San Giovanni in Persiceto.

Dopo la prima valutazione dell’infermiere della Centrale Operativa 118, già sul luogo dell’evento il personale dei mezzi di soccorso procede alla verifica immediata della presenza dei sintomi dell’ictus e condivide in tempo reale, 24 ore su 24, il quadro clinico con il neurologo dello Stroke Team dell’Ospedale Maggiore.

Se la diagnosi è confermata viene attivato il Codice Giallo Ictus ed allertato il Pronto Soccorso del Maggiore che attiva lo Stroke Team, che sarà così pronto ad accogliere il paziente non appena giunto in PS.

All’arrivo al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, il paziente è tempestivamente rivalutato dallo Stroke Team, composto dal neurologo e un infermiere della Stroke Unit, e da un medico ed un infermiere dell’Area Rossa del Pronto Soccorso.

Vengono eseguiti tutti gli accertamenti diagnostici necessari, in particolare neuroradiologici, per definire il quadro clinico ed eventualmente procedere con le terapie di riperfusione (trombolisi e/o trombectomia).

La trombolisi agisce cercando di sciogliere il coagulo di sangue che ostruisce l’arteria e si somministra per via endovenosa, attraverso una cannula posizionata in una vena superficiale dell’avambraccio, entro 4 ore e mezza dall’esordio dell’ictus.

L’intervento di trombectomia, invece, consiste nell’asportazione meccanica del trombo che ha chiuso un’arteria cerebrale e si può effettuare anche diverse ore dopo dall’esordio dei sintomi. Le principali innovazioni scientifiche (in particolare di neuroimaging), infatti, hanno inciso sull’ampliamento dell’arco temporale entro il quale questi trattamenti sono sicuri ed efficaci. L’intervento di trombectomia si può eseguire anche in associazione alla trombolisi.

Successivamente il paziente viene ricoverato nella Stroke Unit all’8° piano del Maggiore.

Nel corso del ricovero vengono eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici utili ad individuare le cause dell’episodio di ictus e a prevenirne quindi il ripetersi in futuro.

Il nuovo percorso metropolitano prevede il rientro del paziente all’ospedale di riferimento, entro 48/72 ore dal trattamento riperfusivo.

Agli ospedali della rete stroke vengono accolti anche tutti i pazienti non candidabili ai trattamenti trombolitici per completare il quadro diagnostico e avviare il percorso terapeutico e riabilitativo più vicino a casa.

Il percorso riabilitativo
Dei 1.744 pazienti centralizzati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore, 927 sono stati ricoverati presso la Stroke Unit.

Tra i pazienti ricoverati 259 hanno presentato disabilità, anche importanti, negli ambiti delle funzioni sensitivo-motorie, cognitive e psicologiche. Per loro, le Aziende Sanitarie assicurano percorsi dedicati di recupero presso i nodi della rete stroke, Policlinico di S. Orsola e ospedali di Bentivoglio, Porretta Terme e San Giovanni in Persiceto.

Percorsi riabilitativi, inoltre, vengono offerti presso le Medicine Riabilitative del Policlinico di S. Orsola, degli ospedali Maggiore e Bentivoglio, e di Villa Bellombra.

Grazie alla riabilitazione, 202 pazienti sono rientrati nelle proprie case con una lieve disabilità. Un esito favorito anche dall’aver intrapreso il percorso riabilitativo, precocemente.

Anticipare prima possibile la riabilitazione migliora sensibilmente gli esiti da stroke, riduce l’entità della disabilità e la mortalità.

Alla conferenza stampa sono intervenuti:

Carlo Descovich, direttore Governo Clinico Azienda Usl di Bologna,

Chiara Gibertoni, direttore generale Azienda Usl di Bologna,

Giovanni Gordini, Direttore Dipartimento Emergenza Azienda Usl di Bologna,

Roberto Piperno direttore Medicina Riabilitativa Azienda Usl di Bologna,

Luigi Simonetti, direttore Neuroradiologia Interventistica d’Urgenza Azienda Usl di Bologna,

Gianbattista Spagnoli, direttore sanitario Policlinico di S. Orsola,

Andrea Zini, direttore Neurologia Ospedale Maggiore e responsabile Rete Stroke metropolitana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storico ALICe Bologna Onlus

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